Sicuramente ti sarà capitato di notare i fusti di birra che si vedono nei bar. E se frequenti molti birrifici, ti sarai reso conto che in alcuni casi possono essere molto diversi. Perché? Non è solo una questione estetica. Ogni formato risponde a esigenze specifiche che ora ti spiegheremo, così potrai riconoscerli la prossima volta.
Il fusto in acciaio inox, un classico dell’industria birraria. Probabilmente è il più diffuso, quello che trovi nella maggior parte di bar e ristoranti. Esistono due tipi di base: gli europei (larghi e bassi) e i DIN (stretti e alti). Entrambi i fusti si trovano nei formati da 20, 25, 30 e 50 litri, mentre il modello europeo è disponibile anche da 16 litri. Esiste inoltre la versione cask del fusto metallico, utilizzata per gli stili inglesi poco carbonati.

È in acciaio inox anche il fusto tipo Cornelius o Corny. Simile ai fusti europei in acciaio inox, presenta però una differenza sostanziale: il raccordo da cui si estrae la birra è separato dalla valvola attraverso cui si inietta il gas; non passano dalla stessa testata. Utilizzano valvole ball-lock o pin-lock per un collegamento più rapido. I fusti Corny venivano inizialmente utilizzati per trasportare bibite, ma oggi sono usati principalmente dai birrai casalinghi, poiché permettono di applicare la carbonatazione forzata alla birra e hanno un’ampia apertura del fusto per poter aggiungere il dry-hop.
Dall’altra parte troviamo i fusti in plastica PET, che si sono diffusi soprattutto con lo sviluppo della birra artigianale e per l’esportazione. A loro volta si dividono in usa e getta e riutilizzabili. I fusti senza sacca interna possono essere utilizzati una sola volta, con eccezioni come il modello Dolium.

Tuttavia, esistono diversi tipi di fusti di plastica in cui la birra non è a contatto con la parete esterna, ma è contenuta in una sacca interna (anch’essa in plastica PET) che assicura una doppia protezione per la birra. Il più utilizzato e conosciuto è il KeyKeg, il primo a produrli. In questo modo evitiamo che il contenitore esterno si degradi. Queste sacche non sono riutilizzabili: devono essere smaltite, ma in alcuni modelli di fusto, come l’EcoFass, il contenitore esterno può essere riutilizzato; basta sostituire la sacca.
Allo stesso modo, il trasporto della birra è sempre più sostenibile e alcuni produttori puntano su prodotti rispettosi dell’ambiente come, ad esempio, EcoFass, EcoDraft, KeyKeg o EcoKeg; questi ultimi due sono riciclabili al 100%.
Per concludere, va detto che esistono ancora, sebbene sempre meno diffusi, i fusti convenzionali in legno, utilizzati come cask. Sono inoltre sempre più diffusi i tank di servizio, che sono l’alternativa al fusto ma utilizzati con la stessa finalità, con la differenza che immagazzinano 1.000 litri di birra. Come vedi, ogni tipo di fusto offre caratteristiche diverse in funzione delle esigenze del produttore. La prossima volta che visiterai una birreria e ti affaccerai al bancone, potrai già identificare il modello che stanno utilizzando.
